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I racconti di p. Jack

Capitolo X
“Goethe a Paliemmo”

Franz Ludwig Catel

Quando sbarca a Palermo da Napoli era il 2 aprile del 1787 (2 anni dopo cambiò tutto con la Rivoluzione e Napoleone). Già famoso a Berlino dopo il trionfo del Götz di Berlichingen, si trasferisce a Weimar dal duca Carlo Augusto di Sassonia. Quando arrivò a Palermo, anche se gliene avevano parlato, non poteva crederci! Fu lui grande divulgatore di questa città e della Sicilia tutta, prima visitata sporadicamente e solo tappa per il pellegrinaggio a Malta. Ebbe, il nostro, la buona idea di portarsi un buon disegnatore, bravo e di buona compagnia, Kniep. Presero alloggio in casa Gramigna, via Porto Salvo. Entrarono in città per la porta delle legne e poi per una “porta piuttosto singolare, senza architrave, per farci passare il carro di Santa Rosalia.

“Non è possibile esprimere a parole la trasparenza vaporosa che avvolgeva le coste, nello splendido pomeriggio in cui siamo arrivati davanti a Palermo. La purezza del contorno, la morbidezza, il digradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra. Chi ha visto tutto questo non lo dimentica più”.

Ma, già al 4° giorno così parla di “alcuni monumenti pubblici, per esempio “certe fontane son più lungi dal rivelare del buon gusto… Qui si cerca invano lo spirito d’arte, qui ha la sua ragion d’essere solo per circostanze accidentali. Una fontana (le vergogne in Piazza Pretoria, opera di artisti fiorentini, del 1555, era destinata al viceré, ma se la acquistò il Senato nel 1595)… non è impresa facile descriverla, nel centro di una piazza mediocre sorge un’opera monumentale rotonda… dalle nicchie, sporgono col collo teso, ogni specie di animali in marmo bianco: cavalli, leoni, cammelli, elefanti nessuno si aspetterebbe in mezzo a questo giardino zoologico una fontana”.

Vista su San Giuseppe dei Teatini

Qualcosa di simile è per le chiese, che “superano per mania di pompa quelle degli stessi gesuiti, ma non per un principio o per un piano determinato, bensì per circostanze puramente accidentali… Tutto sembra fatto a piacere degli artisti a seconda di quello che sanno fare, senza gusto e senza guida, ma secondo quello solo che sapevano fare”.

Carlo V a Piazza Bologni
Johann Wolfgang Von Goethe

La sera del 5, mentre giravano per acquisti, fa conoscenza con un simpatico mercante. “Mentre è lì un leggero colpo di vento crea un turbinio, si solleva un polverone che riempie finestre e botteghe. Goethe si lamenta di questo sudiciume: “la via non ha niente di meno del Corso di Roma, e propone la soluzione di Napoli, dove gli asini continuamente son caricati e trasportano la sporcizia in campagna negli orti, per concime. Il mercante rincara la dose e ci aggiunge il problema del letame che torna in casa, poi son un problema anche le scopette che si usano per far pulizia, son graziose a molto usate ma anche loro aiutano ad aumentare, quando gettate a centinaia, l’immondizia una volta consumate”.

All’insistenza del poeta per una soluzione, il mercante risponde: “sembra che, chi è incaricato non possa venir costretto, grazie al grande ascendente, a fare debito uso del pubblico denaro; come seconda risposta alla mancanza di pulizia c’è il timore di far vedere che sotto la spazzatura, una volta tolta, si scoprano le magagne della pubblica amministrazione. Per il mercante infine esiste un altro colpevole: l’aristocrazia! Questa ha l’interesse a mantenere le strade così sporche. Lo strato morbido permette di fare con tutto il comodo la strada in carrozza, la solita passeggiata su terreno elastico.

Il brav’uomo, ormai in vena, continuò a burlarsi di parecchi altri abusi della polizia dimostrando, a mia consolazione, che la gente trova sempre un po’ di buon umore per divertirsi a spese dei guai che non hanno rimedio”.

“Liberamente” tratto da Viaggio in Sicilia di J. W. Goethe, con l’introduzione di C. Ruta.


Articolo precedente:
Capitolo IX: Le porte di Palermo – parte seconda
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