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I racconti di p. Jack

Cappella Palatina, navata centrale

Capitolo XXIV – Palazzo Reale (parte seconda)

La Cappella del Palazzo dei Normanni o meglio “il grande ostaggio”

Chi arriva, riesce a malapena a vedere una muraglia, in ostaggio dai parcheggi delle istituzioni, da barriere e da… sporcizia e asfalto. La grande piazza è stata depredata agli antichi proprietari da: esercito, carabinieri, finanza, polizia, mancano solo le guardie cinofile, i vigili urbani, un’ambulanza (queste ultime tre sarebbero più utili). La cosa più bella di tutte, a detta dell’Unesco, la Cappella Palatina non si vede! Siamo alla Galka!

Cappella-Palatina-Panoramica
La Cappella Palatina, dedicata a S. Pietro, viene consacrata nel 1140.
divisa in tre navate, ha le proporzioni di una cattedrale in miniatura

La famosa Cappella (questa parola servì ad indicare il luogo dove era conservata a Tour la Cappa di San Martino) è nascosta, in ostaggio anche lei del palazzo che ormai le è cresciuto sopra, e da politici, viceré e corifei, da impiegati e direttori, quasi dei saprofiti! Dicevamo è nascosta, eppure quando Re Ruggero la fece edificare era bella in vista, era il 1130 e ci misero quasi due decenni a finirla, stando alle cronache. Ma la conclusero! Infatti non si vede più.

Cortile Maqueda, Palazzo Reale o dei Normanni
Palazzo Reale, Cortile Maqueda. Oggi l’ingresso della Cappella Palatina è leggermente più in basso rispetto al primo livello del cortile
Cappella Palatina, navata centrale con soffitto a muqarnas

La Cappella Palatina: un racconto lungo secoli

Diceva di lei Enrico Onufrio nella sua “Guida Pratica:” È l’ispirazione di tre geni, così diversi, così disparati negli intenti, e che sanno crearti un concetto armonico, e sublime nella sua armonica struttura. L’arabo vi contribuisce con la dolce mollezza delle sue linee, con la larghezza delle sue modanature, con la bizzarra eleganza delle sue forme, con lo splendore dei suoi fregi. Il bizantino vi fa fiammeggiare l’iride accesa dei suoi mosaici sullo sfondo abbagliante dell’oro. Il normanno ti trasporta nel cielo mistico della preghiera, velandoti il sole, oscurandoti la luce, facendoti chinare il capo sotto la grazia casta dell’arco acuto e ti rapisce in una contemplazione ideale tra i pacati ghirigori dei suoi ornamenti. Ma l’arabo e il bizantino e il normanno si fondono in un amplesso di frenesia leggiadra…”.

Nella cupola il Cristo Pantocratore benedicente fra angeli e arcangeli
Dettaglio, Cristo Pantocratore
Pavimento (1143-49) con motivi geometrici ispirati all’arte tessile

Purtroppo i muri esterni sono occultati dalle altre costruzioni. Lische di arcate cieche animavano le mura esterne realizzate con tufi giallini. L’ingresso è preceduto da una loggia colonnata, ma qui i mosaici sono moderni che sostituiscono altri mosaici non originali. Le proporzioni della chiesa, che non è grande, sono di 32 per 12 con altezza di 18 alla cupola. Si fonde la pianta basilicale delle navate con quella centrica del santuario, che è rialzato di alcuni gradini, delle colonne lo circondano con grossi archi ogivali che culminano con una cupola emisferica. Dieci colonne sorreggono lo slancio degli archi ogivali. Purtroppo, ancora la luce delle finestre è insufficiente, impedita com’è dalle costruzioni successive. Una iscrizione musiva sulla cupola attesta che fu consacrata nel 1140 ca.

Ci sarebbe troppo da dire ma, “transeamus”. Ci soffermeremo sui mosaici nella prossima puntata!

Prima di lasciarci… due parole sulla Galka

Questo quartiere è la Paleopoli, forse il più antico insediamento fisso, si prestava bene a fortino. Il mare era molto più vicino di ora e le acque più abbondanti. Era la cittadella che conteneva “anche” il Palazzo Reale dei normanni, separata al livello della Cattedrale e dal Cassaro da un muro. Se ne parla per la prima volta in un documento del 1153: qualche accenno di presenza islamica antecedente è supposto dagli studiosi (Bellafiore).

Mappa Galka secc. XI, XII, XIII

Questo quartiere separato, creato da re Ruggero stava ad “indicare un passaggio fondamentale, immagine fisica dell’unità istituzionale del regno normanno”. Il nome potrebbe indicare dal greco (porta) “bronzea”, come a Costantinopoli, ma potrebbe derivare anche dall’arabo che indica “cerchia”, halqa. Si pensa anche ad un “vestibolo” di accesso monumentale… Si discuterà ancora per molto tempo con affascinanti future scoperte (a sinistra, la pianta della Galka nei secc. XI, XII, XIII)

Bibliografia

ONUFRIO E., Guida pratica di Palermo, Edrisi Edizioni e Ristampe Siciliane SPA Palermo, 1882
BELLAFIORE G., Palermo Guida della città e dei dintorni, Susanna Bellafiore Editore
MAURICI F., Palermo Normanna Vicende urbanistiche d’una città imperiale (1072-1194), Edizioni d’arte Kalòs 2016        

Se vuoi approfondire

Se vi siete persi la prima parte…


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