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I racconti di p. Jack

Capitolo XXIV –

Palazzo Reale (parte terza)

La Cappella Palatina

Quando posso c’entro, anche se ormai è una cosa per ricchi (14 euro). Molti cittadini non hanno mai visitato la Cappella Palatina, se non spintici in scolaresche impreparate. Costa troppo, eppoi ci si entra di lato e si esce dall’entrata. Disorienta e non si capisce a cosa potesse servire. Si è trattati come se si fosse gente di servizio o turisti per caso… non è fatto per noi! Sarebbe bene poterne fruire lo splendore, purtroppo la Cappella è piena di cose inutili o inutilizzabili come le sedie, che non si possono usare. Tipo: vi facciamo entrare ma non disturbate! Vi facciamo un favore.

La struttura era al centro del Palazzo ed elevata di un piano, anticamente se ne vedeva il profilo di lontano, non era una cosa pubblica ma uno dei più potenti simboli della potenza del Re: serviva per celebrare il proprietario. Tutto suggerisce la sua grandezza, Lui è Ruggero II. Tutto doveva essere chiaro: appena, appena sotto Dio ci sono Io.

Cerchiamo ora di essere di quelli che entrano dall’entrata. Lo splendido pavimento mosaicato, di qualche decennio più tardo della chiesa, fa salire lo sguardo verso il fondo, dove c’è il candelabro per il cero pasquale alto 4,50 metri, sorretto da quattro leoni che sbranano uomini e bestie.

Il pulpito è sorretto da 4 colonnette, due a zig-zag, due più classicheggianti. Nella mandorla centrale c’è il Cristo benedicente. L’uomo ai suoi piedi potrebbe essere il re stesso con gli abiti di Legato apostolico, titolo che gli aveva concesso il papa e gli dava il diritto di nominare i vescovi.

I mosaici

Essi coprono tutte le parti alte della cappella. Una cimasa lungo la parete divide i due livelli, fatta di palmette stilizzate in marmo arabeggianti: in alto il mondo iconografico bizantino è regolamentato da rigore architettonico. I mosaici più antichi sono quelli in alto, creati da autori bizantini con aiuti indigeni. Lo schema è quello classico di ogni chiesa del tempo, della “bibla pauperum”, con alcune scelte proposte dai committenti, come ad esempio la posizione del trono regale.

Dettaglio del manto musivo
Cristo Pantocratore del catino absidale
Soffitto ligneo a muquarnas

Il messaggio

Attraverso questi meravigliosi fumetti di circa 900 anni fa – che narrano di fede, di uomini di fede, di vecchio e nuovo Testamento, di legame a Roma – attraverso questi passa non solo arte, estetica e astrazione, ma anche il bello. Queste vivaci e sante figure trasmettono anche un altro importante messaggio. Con questo potente mezzo visivo passa che: sono arrivati i nuovi regolatori che manifestano e impongono nuove e determinate idee politico-religiose… ora comandiamo noi. Come è naturale che succeda, molte sono state, nei secoli, le integrazioni, i rifacimenti, ma anche così resta indiscusso e da tener in conto per la comprensione del momento storico. Il testo musivo insiste “sulla forza della chiesa cristiana, lo stato imperiale di Cristo, con chiare allusioni politiche di re Ruggero ed il gerarchico sistema politico e religioso nel quale viveva l’uomo del tempo” (Bellafiore p. 44).

Cappella Palatina: abside, crociera, cupola e transetto

  

Super densa di immagini com’è, la Cappella ci permette di scegliere alcune guide e continuare a tornarci e a non dire: l’ho già vista! Si comincia dalla cupola: è il regno celeste con Cristo Signore circondato da santi, profeti ed evangelisti, tutti “pilastri umani”. Ci sono anche scene di Cristo in terra. Nella navata centrale è rappresentato il Vecchio Testamento. La cupola centrale è dedicata al Pantocrator (il signore di tutto) con la sua corte celeste. Nell’elenco di re sottostanti, in latino si cita anche Ruggero! Segue la parte cristologica sull’ala destra del santuario. L’ala sinistra fu distrutta e rifatta, ma fungeva da cappella privata della famiglia reale. Nell’abside di sinistra era la Madonna Hodigitria (Colei che indica la strada), che era l’immagine preferita dei re normanni. Nei tre catini absidali ci sono il Cristo, s. Andrea e s. Paolo.

Nelle chiese del tempo la parete occidentale, d’uscita, era ricoperta dal grande affresco del giudizio finale e dall’inferno. Nella Nostra il mosaico rappresenta ”la consegna della legge”: sotto c’è il trono del re normanno, tutto a significare ancora una volta da dove viene il potere del re!

Bibliografia

BELLAFIORE G., Palermo Guida della città e dei dintorni, Susanna Bellafiore Editore
DE SETA, SPADARO, TROISI, Palermo città d’arte, Kalós


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